martedì 29 novembre 2016

Biblioteche da "rottamare"

ULTIMA MODIFICA IL 23/3/17 .



FRANCESCHINI: (...) INVESTIMENTI MIBACT PER 35 MILIONI 
Serviranno a riorganizzare e valorizzare biblioteche nazionali di Roma e Firenze








Giuseppe Vitiello, 1994 

... In un ordine di idee più vasto, il costo della non unificazione fra le Biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma comporta, solo per la catalogazione, una perdita secca per il sistema bibliotecario italiano di 1.465.981.000 lire all'anno (975.140.000 lire + 490.841.000 lire). Un lusso che la povera Italia bibliotecaria non può certamente permettersi ….





Luigi Balsamo, 1979

Ritornò - fu l‘ultima volta - in Italia nel 1869 … La Commissione d‘inchiesta venne varata … e tra i suoi membri figurò anche il sen. Antonio Panizzi, il quale nel frattempo era già ritornato a Londra … In seguito, al preciso quesito posto dal ministro circa l‘opportunità di optare per la costituzione di una sola grande Biblioteca Nazionale, sull'esempio di ogni grande nazione, oppure di "fare eccezione a questa regola generale", la Commissione (metà dei membri erano bibliotecari e un archivista) appellandosi al “genio dei popoli” concluse che l‘Italia dovesse fare eccezione. Così gli italiani rifiutarono l'esperienza europea e con essa la lezione del Panizzi

Giorgio Pasquali, 1929

Troppe biblioteche dello stesso genere nella stessa città portano una doppia serie di inconvenienti: economici e di comodità di lavoro…
Biblioteche troppo piccole sono di altrettanto scarso rendimento quanto aziende troppo piccole, e per la medesima ragione: la relazione tra spese fisse e spese mobili diviene anormale, sfavorevole; una biblioteca, per quanto piccola, ha sempre bisogno di un direttore, per lo più di un altro impiegato scientifico, sempre di distributori e di portalibri, sempre di un custode che stia alla porta, di gente che faccia la pulizia. Tutti o quasi questi impiegati potrebbero essere risparmiati, se la biblioteca piccola si fondesse con una grande, o, in certi casi, fosse annessa ad una grande quale sezione speciale. Risparmiare personale è tanto più necessario ora che i direttori delle grandi biblioteche si dolgono di dovere per scarsezza di personale sospendere anche lavori urgenti, anzi necessari, … mentre in biblioteche composte quasi unicamente di manoscritti il personale è sufficiente o quasi, scarseggia solo il pubblico … 
La maggior parte delle biblioteche pubbliche sono aperte dalle nove alle quattro, cioè nelle ore nelle quali proprio quelle classi sociali che per la loro professione hanno più bisogno della biblioteca, studenti, maestri di scuole medie, professori, hanno di solito lezione. E quelle medesime sono anche le ore d'ufficio per professionisti, avvocati o medici, che cercano a spizzico di soddisfare impulsi e curiosità scientifiche… In altre parole con l'orario presente le biblioteche servono solo a chi non se ne serve …
Poi coesistenza di biblioteche diverse nella stessa città importa necessariamente acquisto di doppioni … certi doppioni rimarranno sempre, finché le condizioni presenti durano, inevitabili. Una biblioteca di manoscritti ha bisogno di possedere essa certi testi, certe raccolte di documenti, certi manuali paleografici e diplomatici che non possono d‘altro canto mancare in qualsiasi biblioteca grande.
           Postilla   -   Nei 22 anni che sono trascorsi dalla pubblicazione di questo articolo la situazione delle biblioteche è piuttosto peggiorata... una biblioteca minima, contro il parere della direttrice di una molto maggiore, è stata ricostituita indipendente, benché sia pochissimo frequentata, e per quanto la maggiore, amministrandola, potesse soddisfare esaurientemente e con pochissimi mezzi i bisogni dei due o tre lettori giornalieri; ma così una bibliotecaria e qualche impiegato hanno trovato un posto più indipendente e meno laborioso, questo in un momento nel quale le biblioteche maggiori (tranne le romane) scarseggiano di personale

Luigi De Gregori, 1925 - 1957

Sappiamo che né la Francia, né l'Inghilterra, né la Prussia, né la Baviera, né tanti altri paesi di vecchia nazionalità … si trovarono mai di fronte al problema che a noi si parò dinnanzi inaspettato all'indomani della nostra raggiunta unità. Ma noi troppo semplicemente credemmo di risolverlo chiamando nazionali cinque biblioteche d‘Italia (Firenze, Roma, Milano, Napoli, Palermo) e centrali le due prime, senza che nessuna avesse e potesse avere titoli di nazionalità maggiori delle altre, e dando assurdamente due centri alla Nazione che era diventata una. … Per le biblioteche il non fare significa disfare ... Mi permetta di rispondere subito qual è il mio parere sulla sistemazione di una grande Biblioteca centrale in Roma. … Con la Vittorio Emanuele e con la Casanatense si riunirebbero qui le Biblioteche minori della città. E come i numerosissimi "fondi" che i secoli hanno accumulati nella Vaticana (si pensi, per esempio, ai più recenti: al Barberiniano e al Chigiano, che costituivano intere biblioteche autonome) si adoperano ora in un unico edificio, dimenticando le architetture barocche e gli scaffali dorati in cui si erano formati quei "fondi", così in questa immensa isola dei libri dovrebbero riunirsi, con poche eccezioni, tutto il patrimonio librario disperso per Roma in biblioteche più o meno inadoperabili e malsicure

Franco Balboni, 1975

Chi volesse descrivere la situazione delle biblioteche in Italia, avrebbe certamente qualche difficoltà: non sarebbe, infatti, molto semplice riuscire a spiegare, poniamo, ad un inglese che, ad esempio, da noi le biblioteche “nazionali” sono otto, di cui due “centrali” … In realtà, le ragioni, i motivi storici e strutturali che hanno determinato la situazione presente, decisamente arretrata, dell‘organizzazione bibliotecaria del nostro Paese, rivelano anch'essi i tratti tipici della nostra storia unitaria …
La constatazione di uno stato così grave di inefficienza e di disordine non deve indurci al pessimismo, ma piuttosto si deve impedire che provvedimenti improvvisati o demagogici aggravino ancor di più la situazione. Negli ultimi anni si sono avute delle realizzazioni importanti (la "Bibliografia nazionale italiana" … la partecipazione a programmi internazionali di automazione dei processi di diffusione dell‘informazione bibliografica), ma bisogna anche dire con chiarezza che queste imprese, che richiedono un notevole impegno organizzativo e tecnico, rischiano di naufragare (o di progredire troppo lentamente, perdendo gran parte della loro utilità e finendo con l'alterare un rapporto accettabile tra costi e servizio reso alla collettività) se non si procede ad una radicale e coraggiosa riforma del sistema bibliotecario

Angela Vinay, 1978

Se vogliamo trarre una conclusione da questa rapida analisi, essa può riassumersi in questi termini: non si può parlare tanto di povertà di mezzi e di scarsità di stanziamenti quanto di dispersione e sottoutilizzazione delle risorse esistenti. In queste condizioni qualsiasi investimento rischia di divenire causa di ulteriori scompensi

Carla Giuducci Bonanni, 2011 

  L'Italia è l'unico paese che ha ingiustificabilmente, più biblioteche chiamate nazionali (...) In tutti gli altri paesi occidentali una sola biblioteca può dirsi esclusivamente nazionale (...)
mi pongo questa prima domanda: che senso hanno due biblioteche, cioè Firenze e Roma, che ricevono tutto quello che si stampa? (...)
  Non potendo razionalmente chiudere una delle due biblioteche, la prima proposta che mi sento di fare è di dividere i compiti fra di loro: la Biblioteca Nazionale di Roma, che è più moderna e più "capitolina", più vicina all'editoria industriale potrebbe raccogliere tutto il contemporaneo che si produce, descriverlo e catalogarlo con puntualità di tempi e renderlo il più velocemente possibile reperibile per al lettore; mentre invece la Biblioteca Nazionale di Firenze, in virtù del suo patrimonio librario di enorme valore documentario, dovrebbe incrementare i fondi storici, mantenere e potenziare la sua attività relativa alla Bibliografia Nazionale Italiana, all'approfondimento e attualizzazione del Soggettario, primo storico frutto di una visione diversa del trattamento catalografico. (...)
  L'immediato vantaggio di un simile cambiamento sarebbe che, a Roma, si costituirebbe il deposito assoluto del contemporaneo e dunque il riferimento sulle vicende editoriali degli ultimi decenni si sposta su una sola destinazione: Roma. Mentre Firenze, potendo selezionare il materiale librario in ingresso, potrebbe dedicarsi alla corretta e tempestiva stesura della Bibliografia Nazionale Italiana e a catalogare tutto il raccolto di questi ultimi anni che non è stato ancora reso reperibile; catalogare e rendere disponibili tutti quei fondi storici che sono ancora consultabili solo in parte 

Ecc. ecc.


La sfida culturale dei beni culturali (...) Abbattere la fortezza : 
dalla biblioteca "di conservazione" alla biblioteca di fruizione 
(e dalla "biblioteca pubblica" alla biblioteca di lettura) 
2015

Non appena si riconosca che anche i libri "vecchi" e "antichi" sono beni culturali, occorre progettare e attuare le attività di "conservazione", "promozione", "valorizzazione" e "fruizione". Le biblioteche, quindi, non andrebbero più valutate solo per l'importanza delle raccolte, che immeritatamente si trovano a custodire in magazzini inaccessibili, ma per il numero di posti di lettura e i servizi accessori che possono offrire ai lettori delle opere possedute. Le biblioteche dette "di conservazione" come le conosciamo oggi non esisterebbero più: sono cristallizzazioni di strutture inadeguate ai nuovi compiti (troppo piccole, troppo numerose, troppo costose per i contribuenti). A cominciare dall'anomalia tutta italiana della duplicazione della Nazionale, con due dirigenti, due Consigli di Amministrazione, due Collegi dei revisori dei conti, due Consigli scientifici, ecc. Ma i bibliotecari difendono strenuamente queste biblioteche, forse perché così una bibliotecaria e qualche impiegato hanno trovato un posto più indipendente e meno laborioso (Pasquali. 1929). Quelle biblioteche, con l’ideologia che le sorregge, sono potute arrivare immutate fino a noi solo per un processo di estromissione programmata del lettore, grazie a regolamenti arbitrari e vessatori. E oggi si punta a perpetuarle spostando risorse da una conservazione al servizio della fruizione alla produzione di copie digitali

Sul sito AICRab - TRIBUNA APERTA, 
Juan Andrés, 1785

Si accende l’ardore e la rabbia letteraria al vedere tante sale, tanti armadi meravigliosi, tanti soggetti stipendiati, tante somme di denaro spese, e per che cosa? per tenere sepolti tanti codici e tesori letterari, chiuderli a doppia mandata e custodirli gelosamente perché nessuno li veda e nemmeno sappia che esistono, insomma per fare un bibliotafio, non una Biblioteca




Biblioteca nazionale l'inferno quotidiano del lettore sperduto 
(2006)

(...) Tali disavventure fantozziane possono pur sempre essere addolcite, magari sfoggiando la tessera magnetica, plastificata, personalizzata e con tanto di fotografia, di cui ognuno è omaggiato dalle gentili signore dell’accoglienza oppure sostando all'ingresso per uno spuntino all'elegante coffee shop. Per leggere o studiare non c’è fretta.




Biblioteca Nazionale di Roma. 
Il purgatorio del ricercatore 
(Chiara Di Stefano, 2 novembre 2011)

A tutti coloro che studiano o che banalmente sono interessanti ad approfondire, sarà capitato di avere a che fare con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma almeno una volta nella vita. Di solito, dopo la prima esperienza, si cerca sempre di trovare una via d’uscita, una scappatoia che eviti di tornare in quel dedalo burocratico che è una delle più grandi e fornite biblioteche d’Italia. Per chi non avesse mai avuto il piacere di visitarla, ecco un paio di utili consigli per il fruitore. (...) :
http://www.artribune.com/2011/11/biblioteca-nazionale-di-roma-il-purgatorio-del-ricercatore/




Bncf
(Mavi, 2005)

La Biblioteca nazionale centrale di Firenze è un luogo surreale. Dove i diritti della persona umana non contano assolutamente una mazza, mentre i libri sono considerati entità superiori, quasi divine, da venerare e tutelare. (In realtà neppure questo è vero perché tempo fa girava voce che alcuni cattivissimi custodi, al riparo da occhi indiscreti, prendevano a pedate i volumi nei sotterranei). La selezione del personale è praticata in base a criteri rigidissimi. 
Requisiti imprescindibili per accedere al grande tempio dove tutto si conserva e niente si distrugge sono: una certa inflessibilità burocratica, una spiccata tendenza alla malvagità e una netta propensione al rifiuto. Ah dimenticavo: lamentarsi spesso è un must. 
Gli studenti e i ricercatori che chiedono libri in prestito vengono chiamati utenti e sono controllati a vista. ‘Dove va con quel libro?’. ‘Di che colore è la sua tessera?’. ‘Ce l’ha il permesso?’. 
‘L’altro giorno un utente mi ha detto che ero sgarbata’ si lamentava ieri una custode. “Signorina, ho pensato io che non riesco mai a tenere la botola della parolacce chiusa, l’utente la doveva proprio mandare … “ 
Che poi utenti – che viene da un simpaticissimo verbo semideponente latino – vuol dire ‘coloro che usano’. Non c’è niente di male. Ma a me essere chiamata utente è una cosa che mi manda fuori di testa. Poi ci sono i grulli doc: a diciotto anni fui inseguita da un custode pazzo che, con la scusa di un libro, mi perseguitava con occhiatacce e versacci. Finii davanti alla direttrice, tremante come una foglia. 
Finalmente, con la scusa della tesi, riuscii a mettere le mani sull'ambitissima tessera rossa. La tessera rossa è l’unica difesa in mano al povero ricercatore. Un vero e proprio jolly. 
Custode: ‘Dove va con quel libro?”. Mavi: ‘Guardi che è mio’. Custode: ‘Allora ci vuole il permesso’. Mavi: ‘Ma io ho la tessera rossa’. Oppure. Custode: ‘Può prendere solo tre libri per volta’. Mavi: ‘Ma io ho la tessera rossa’. 
Il custode si ritira, come un vampiro accecato dalla luce del sole
Infine ci sono le regole: ordini un libro alle 10.30? La consegna è per le 13. Lo ordini a 12.30? La consegna è per la mattina dopo. Vuoi in prestito un libro che hai chiesto in consultazione? Prima lo devi restituire e poi lo devi richiedere (...).
Mavicontrotutti, 2005 ['pagina' non più in rete],
<http://web.archive.org/web/20060213080522/http://mavicontrotutti.splinder.com/>




Ermanno Cavazzoni, 1991
Io, scrivendo, pensavo spesso a san Girolamo quando si era ritirato nel deserto siriaco, portando con sé in eremitaggio tutta una biblioteca. ... La storia che ho scritto è la medesima: la ricerca del libro risolutivo che tuttavia forse non c'è; ci sono solo fogli monchi, pettegolezzi, interferenze, torture continue e minuscole ... 

    Quando però ho tentato di rimettermi a leggere per vedere di cavarne qualcosa di buono, (…)
  « Lei si metteva le dita nel naso! », ha improvvisamente esclamato sopra di me Accetto, fissandomi dritto negli occhi.
  « No, per la verità ».
  « Allora lei si grattava, l'ho vista ».
  « Non mi grattavo. Sono tutte queste farfalle, questi pidocchi, ce ne sono dappertutto, mi saltano in faccia, mi danno fastidio, mi volavano attorno alla testa. Io soffiavo, semplicemente ». Lui mi guardava con molto sospetto e voglia di menare le mani, (…)
  « Guardi! », e indicava con l'unghia un pelo che sembrava di sopracciglio o di orecchio. Per vederlo bisognava avere una vista molto allenata, perché era bianco come la carta.
  « Non sono miei – ho detto – gliel'assicuro ».
  « Non importa di chi; questi sono i normali e necessari residui organici di qualche lettura. Lei o un altro è lo stesso. Ma è sui vostri lasciti, sia pure anche preterintenzionali, che crescono e figliano tutti questi animali di cui poi ci si lamenta; è il loro cibo e voi li ingrassate ». Io facevo la faccia di chi non ha colpa; lui mi si è accostato ancora di più, fiatandomi umido addosso. (…)
  « Un lettore che sia assopito nella lettura è in sé già un essere vizioso, maleodorante, nel fiato e nelle braghe, sulla via della distrofia cerebrale, con tutte le conseguenze sulla traspirazione e sulla sanità degli arti in generale. In mezzo ai libri quindi ci si trova di tutto: la forfora ad esempio! lei non sa che schifezza, delle nevicate di forfora e altre sostanze sebacee; nonché capelli! lei non sa quanti capelli caduti; e peli! peli di barba, di baffi, di orecchie che ci finiscono dentro; e ad ogni lettura di sommano, si stipano, perché la lettura è un atto vandalico a tutti gli effetti. Io le posso indicare le pagine che piacciono e su cui inconsapevolmente ci si sofferma; sono pagine cosparse di grasso , piene qui e là di macchiette, di roba che anche senza volere scende continuamente giù dalla faccia; sputarelli che raggrinzan la carta, o che la rendono tutta ondulata se si tratta di tosse, starnuti, espettorazioni, risa, soprattutto se esplose fra i denti con fuoriuscita di quella pioggia di spruzzi non certo igienici che lei conosce. E poi il naso! di che cosa non è responsabile il naso in fatto di danni alla carta! (…) Ma comunque, naso o non naso, le dita di un medio lettore, soprattutto se appassionato e abituale, sono una cosa nefanda, (…) Si mettono le dita in bocca, certuni, per pulirsi tra i denti, poi pretendono di voltare le pagine, per cui gli spigoli diventano gialli, poi bigi, poi neri e lucidi. E dalle orecchie intanto cade di tutto, oltre che cera gialla che si sovrappone alla stampa; e a lungo andare, glielo voglio fare vedere, certe pagine diventano trasparenti, come la carta oleata, tanto si insozzano e si impregnano. (…)
Quindi immagini il libro come mi può ritornare: lo prendo con due dita e glielo picchierei addosso, li riempirei di busse e li caccerei tutti quanti dalla biblioteca, perché i libri sono solo oramai focolai di virus, di malattie, di erpes, di brucellosi, scrofola, miasi, ha capito? ».  








Alfredo Serrai, 1980-83

La gamma e i gradi di universalità o di particolarità bibliografica che ciascuna biblioteca possiede risulta dalle necessità e dalle specializzazioni culturali e scientifiche esistenti, e dal modo in cui le une e le altre si distribuiscono …
La istituzione e il funzionamento di una biblioteca pubblica, quindi, vanno sorretti e incessantemente permeati dalla convinzione che i libri acquistati, procurati e messi a disposizione servono, oltre che a soddisfare determinate necessità scientifiche ed economiche, a stimolare e ad accrescere le occasioni di sviluppo e della coscienza intellettuale e morale di ogni individuo di una comunità, quale che sia il suo livello culturale e le sue capacità di innalzarlo ...
L’incertezza sulle finalità delle biblioteche e lo smarrimento dell’idea ispiratrice della biblioteca pubblica sono certamente dovute alla complessificazione e alla conseguente frammentazione della biblioteca …
La specializzazione bibliotecaria non era evitabile. Ciò che bisognava impedire era che l’insieme delle biblioteche rimanesse privo dell’energia morale proveniente dal principio di uguaglianza di fronte alle possibilità di informarsi e di educarsi … Va edificato un sistema bibliotecario che attui il predetto imperativo morale contemporaneamente alla soddisfazione di tutte le altre necessità bibliografiche e scientifiche … sistema che, nella sua totalità bibliografica e nella sua particolare organizzazione dei servizi, possa soddisfare le esigenze di una utenza complessiva e possa così assurgere nell'insieme allo stato di « biblioteca pubblica »...
È stata la mancata identificazione degli adempimenti della biblioteca pubblica con l’insieme delle biblioteche pubbliche di una regione o di una nazione a mettere in crisi il significato e la funzione della biblioteca nell'ultimo mezzo secolo …
Occorre tener comunque presente che quando si parla di biblioteche pubbliche si intende riferirsi a biblioteche pubbliche adeguate, ossia a biblioteche che, oltre all'intenzione di essere pubbliche, abbiano raccolte librarie adeguate, cataloghi bibliotecari adeguati, e servizi bibliotecari adeguati …
Che le biblioteche non siano chiuse, quindi, non vuol dire che esse siano aperte nel senso che sono lì per offrire un apparato bibliografico adeguato, una mediazione catalografica orientata sull'utenza, e un corredo di servizi misurato sui bisogni e sulle esigenze dei lettori
(Biblioteche e Cataloghi.
Firenze. Sansoni. 1983, p. 3-24) ... ...


Anche se la verifica tra spesa e rendimento non è immediata e continua, si instaura, prima o poi, un clima che è di approvazione per le istituzioni rispondenti, e di disinteresse per quelle che invece trascurano i confronti con la realtà e le preoccupazioni intorno all'utilità … … Oggi i casi più frequenti non sono quelli di collezioni librarie assalite da utenti impropri quanto quelli di collezioni librarie disertate e inutilizzate
(Sistemi bibliotecari e meccanismi catalografici.
Roma. Bulzoni. 1980, p. 15 - 38).








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